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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VII - Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1924.pdf/169

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XI. — Ritorno. 159


S’era vendicato sopra la madre; l’aveva percossa a sangue e cacciata via; poi s’era tolta in casa pubblicamente la ganza, senza voler più sapere nè della moglie nè del figlio.

Morta dopo un anno la madre, egli era stato messo in collegio fuori del paese; e non aveva riveduto il padre mai più.

Ora, in quel suo ritorno dopo tanto tempo al paese natale, non era stato riconosciuto da nessuno.

Solo un tale gli s’era accostato, che a lui però non era riuscito d’immaginare chi potesse essere; un certo omino ammantellato, che pareva quasi per ridere, tanto era piccolo e il mantello grande.

Misteriosamente costui, chiamandoselo prima con la mano in disparte, s’era messo a parlargli a bassissima voce della casa e del diritto da far valere sulla corte di essa, o per sè, o, se per sè non voleva, a favore d’una disgraziata che sarebbe stata carità fiorita ricompensare dell’amore e della devozione che aveva avuto per il padre e dei servizi che gli aveva reso fino all’ultimo, quando, perso di tutto il corpo e muto, s’era ridotto alla fame: una certa Nuzza La Dia sì, che fin d’allora s’era data a mendicare per lui, e che ora, senza tetto, si trascinava ogni notte a dormire là, in un sottoscala della casa.

Paolo Marra s’era voltato a guardare quell’omino come fosse il diavolo.

Ed ecco che quell’omino, in risposta al suo sguardo, subito gli aveva strizzato un occhio, ammiccando con l’altro, improvvisamente acceso d’una furbizia davvero diabolica. Proprio come se fosse stato lui a