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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VII - Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1924.pdf/170

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160 Novelle per un anno.

far precipitare da bambina la madre dalla finestra, per svisarla; lui a far così bella, per la tentazione del padre, quella Nuzza La Dia; lui a indurlo, ragazzo, a tirare in faccia a quella donna bella lo sputo per la rovina di tutti.

E dopo aver così ammiccato, quel diavolo lì, ravvolgendosi con gran vento nel suo spropositato mantello, era andato via.

Sapeva bene Paolo Marra che questa era tutta sua immaginazione, la quale nasceva dal fatto che da un pezzo si sentiva pungere segretamente dal rimorso d’aver lasciato morire il padre nella miseria, senza volersene più curare.

Anche in quel momento se ne sentì pungere; ma subito respinse quel rimorso con un urto d’odio che pur sapeva non vero. L’urto, difatti, proveniva da un altro sentimento ch’egli non aveva mai voluto precisare dentro di sè per non offendere tra le sue memorie quella che gli doleva di più: la memoria della madre. E questa memoria era mista adesso a un senso atroce di vergogna e ad un avvilimento tanto più grande, in quanto ogni volta, accanto alla faccia della madre, deturpata, gli appariva d’improvviso, bella, la faccia di quell’altra, col ricordo indelebile di com’ella lo aveva guardato, mentre ancora lo sputo le pendeva dalla guancia: un sorriso incerto, di quasi allegra sorpresa, che le luceva sui denti tra le labbra rosse; e tanta pena, invece, tanta pena negli occhi.