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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VI - In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/120

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108 Novelle per un anno.

peteva tra sè e sè, da quindici giorni, Cosmo Antonio Corvara Amidei, questa bellissima preghiera che certamente la sua buona sorte aveva dovuto rivolgere alla Primavera, e che questa — manco a dirlo — aveva subito accolto. Era ancora col turbante in capo, e se ne stava alla sponda del lettuccio di Dolfino, il quale, da che era sceso alla stazione di Nettuno, gli si consumava nel lento cociore della febbre, anche di giorno. Prima, almeno, a Roma l’aveva soltanto di notte, la febbre.

E vento, e vento, e vento! Da quindici giorni non cessava un minuto, nè dì nè notte. Fischiava, mugolava, ruggiva in tutti i toni, ed era in certe scosse lunghe e tremende di tanta veemenza, che pareva volesse schiantar le case e portarsele via. Pareva; perchè poi, in realtà, si portava via soltanto qualche tegola, abbatteva qualche albero o qualche palo telegrafico e infrangeva qualche vetro. Si divertiva poi a rendere furioso il mare, perchè si ripigliasse la spiaggia, e venisse a rompersi fragoroso e spaventevole contro le mura delle case.

Al professor Corvara Amidei sembrava di trovarsi su una nave assaltata e sbattuta dalla tempesta. Il povero Dolfino n’era atterrito, e lui non trovava più modo a confortarlo con qualche parolina, perchè quel mugolo del vento, più che il fragore del mare, gli toglieva, non che la voce, ma finanche il respiro, gli torceva dentro le viscere, gli dava un’angoscia rabbiosa e muta, che trovava solo, di tanto in tanto, un po’ di sfogo involontario nella gola della povera balia, la quale, per compir l’opera, s’era ammalata d’angina e doveva starsene a letto, anche lei.

— Piano, per carità, signorino mio! — pregava quella, appena se lo vedeva davanti, come una fanta-