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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VI - In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/122

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110 Novelle per un anno.


Entra, si precipita, cade in ginocchio ai piedi del professore, il quale indietreggia sbalordito; gli s’aggrappa alla giacca, gridando, scarmigliata:

— Cosmo! Cosmo, per carità! Lasciami veder Dolfino mio! Perdonami! Salvami! Abbi compassione di me! —

E scoppia, così gridando, in un pianto dirotto, in un pianto vero, di lagrime vere, senza fine, e in singhiozzi anche, in singhiozzi non meno veri, che la scuotono tutta; e non si leva da terra, e si nasconde la faccia con le mani, seguitando a implorare:

— Bacerò, bacerò la terra, dove tu metti i piedi, Cosmo, se tu mi perdoni, se tu mi salvi! Non ne posso più! Voglio esser tutta del mio Dolfino, ora! Lasciamelo assistere, curare, per carità! —

Cosmo Antonio Corvara Amidei casca a sedere su una seggiola, si nasconde il volto con le mani anche lui, benchè in quella cameretta, veramente, per l’ombra della sera sopravvenuta, non ci si veda quasi più. Suona la campana dell’Avemaria.

Ave Maria.... — dice forte, apposta, la balia dal letto, cominciando la preghiera, per sottrarre il padrone alla tentazione.

E Dolfino chiama dall’altra camera in fondo, sbigottito:

— Papà.... papà.... —

Allora Satanina, come sospinta da una susta, scatta in piedi e corre dal figliuolo.

Il professor Corvara Amidei rimane inchiodato su la sedia. Gli giungono dalla camera di Dolfino le tènere espressioni d’affetto che colei rivolge al figliuolo, il suono dei baci che gli dà. Gli sembra che d’improvviso un gran silenzio si sia fatto intorno, un silenzio misterioso, di fuori, come di tutto il mondo.