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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VI - In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/123

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IV-VI. — Va bene. 111

Si toglie le mani dal volto e resta attonito, ad ascoltare. Un vetro si scuote, appena appena, alla finestra. Ah, il vento — ecco — il vento è cessato. E come mai? Si reca dietro la vetrata a guardare la via illuminata di là dal prossimo giardino annesso alla casa degli ufficiali. Sì, il vento è cessato, tutt’a un tratto. Si odono le voci degli ufficiali che escono allegri dalla mensa. Ma Dolfino è ancora al bujo, in camera, con colei; e il professor Corvara va per accendere la candela.

— Lascia, faccio io! — gli dice subito Satanina. — Il lume dov’è? Di là? —

E scappa a prenderlo, premurosa.

— Papà, — dice allora Dolfino, piano piano, — papà, io non la voglio.... Fa troppo odore....

— Zitto, figliuolo mio, zitto....

— Papà, dove ti corichi tu? Per lei non c’è letto.... Tu devi coricarti qui, papà, senti? accanto a me.....

— Sì, bello mio, sì.... Sta’ zitto, sta’ zitto.... —

Silenzio. E perchè non torna Satanina? Non trova forse il lume? Che fa? Il professor Corvara Amidei tende l’orecchio; poi avverte un fresco insolito alle gambe, come se colei di là avesse aperto la finestra. Possibile?

Si leva dalla sponda del letto e va, al bujo, in punta di piedi, a origliare, fino all’uscio della camera che ha la finestra bassa sullo spiazzo, davanti la caserma. Satanina sta affacciata a quella finestra e parla sottovoce con qualcuno giù. Come! Con chi? Ah, spudorata! Ancora? Cosmo Antonio Corvara Amidei si restringe in sè, felinamente, le si accosta, senza fare il minimo rumore, e — quando le sente dire all’ufficiale che sta lì sotto: “No, Gigino, stasera no: non è possibile. Domani.... domani, immancabilmente....„ —