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| IV-VI. — Va bene. | 113 |
— Va bene. Ma questo figlio? — domanda lui, di nuovo. — È malato. A chi lo lascio? Sappia, signor delegato....
— Via! via! via! — lo interrompe questi, con violenza. — Vostro figlio sarà condotto al Sanatorio. Voi venite con me! —
Il professor Corvara Amidei rimette a giacere Dolfino che trema tutto dallo spavento; lo esorta pian piano a far buon animo: chè non è nulla, chè presto ritornerà a lui; e se lo bacia quasi a ogni parola, rattenendo le lagrime. Uno dei carabinieri, spazientito, lo agguanta per un braccio.
— Anche le manette? — domanda il professor Corvara Amidei.
Ammanettato, si china su Dolfino, di nuovo, e gli dice:
— Figlio mio, questi occhiali....
— Che vuoi? — gli chiede il ragazzo, tremando, atterrito.
— Strappameli dal naso, bello mio.... Così.... Bravo! Ora non ti vedo più.... —
Si volge verso la folla, ammiccando e scoprendo, nella contrazione del volto, i denti gialli; si stringe nelle spalle, protende il collo, ma l’angoscia gli serra troppo la gola, e non può ripetere anche questa volta:
— E va bene! —