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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume XIII - Candelora, Verona, Mondadori, 1951.pdf/120

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XIII

MENTRE IL CUORE SOFFRIVA

C

ominciarono le dita della mano sinistra. Prima, il mignolo che, come il piú piccolo, era anche il piú irrequieto, e sempre era stato un tormento per il povero languido anulare che aveva la sventura di stargli vicino; ma un po’ anche per le altre tre dita.

Buffo di forma, con l’ultima falangetta attaccata male, storta in dentro, dura, quasi inflessibile, pareva un dito col torcicollo fisso.

Ma di questo difetto non s’era mai afflitto. Anzi se n’era sempre servito per non lasciare in pace un momento i suoi compagni di mano e, quasi se ne gloriasse, spesso anche si levava ritto, come per dire a tutti:

— Ecco, vedete? sono cosí!

Invece di nascondere per pudore quella falangetta storpia sotto il polpastrello dell’anulare, gliela imponeva prepotente sul dorso o, costringendolo a star su, in una posizione incomodissima, si allungava a imporla sul medio o sull’indice, o andava con l’unghietta sbilenca a stuzzicar l’unghiona dura del pollice tozzo.

Ma questo, alle volte, seccato e stanco, gli s’opponeva con violenza, saltandogli addosso su la prima falange, e lo teneva sotto premendolo con l’ajuto delle tre altre dita fin quasi a stracollarlo.

Non si dava per vinto.

Cosí premuto, grattava al pollice il polpaccio come per dirgli:

— Vedi? Posso muovermi! Stai peggio tu che io.

E difatti il pollice, preso come in una morsa, presto lo lasciava andare.

Quel giorno però erano tutti d’accordo.

Che quel mignolo buffo fosse cosí dispettoso e prepotente e non si stésse quieto un momento, piaceva anzi alle altre quattro dita, che avevano una gran paura d’intor-