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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume XIII - Candelora, Verona, Mondadori, 1951.pdf/50

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50 luigi pirandello

piangeva anche, sí, sí, piangeva in certi momenti, senza saper perché. Lagrime calde, brucianti, per un oscuro improvviso scompiglio nella mente, per uno strano orgasmo, che le dava un serpeggiar di smanie per tutto il corpo, un’insofferenza... Non poteva frenarle, quelle lagrime, e sbuffava, sbuffava di stizza, ma poi, subito dopo, per un nonnulla, ecco, si rimetteva a ridere.

Per non pensare a niente, per non andare svolazzando con la fantasia dietro ogni immagine comica o pericolosa, per non sorprendersi assorta in certe previsioni inverosimili, l’unica era d’attendere giudiziosamente al suo ufficio; raccogliersi, prendere a due mani e tener ben ferma l’attenzione, perché tutto procedesse là dentro in perfetta regola, con perfetto ordine. E ricordarsi, ricordarsi sempre che a casa intanto, affidati a una vecchia serva molto stupida e rozza, c’erano i suoi due poveri piccini orfani. Che pensiero era questo! Tirarli su, da sola, col suo lavoro, col suo sacrificio, quei figliuoli! miseramente, pur troppo; oggi qua, domani là, randagia con essi... E poi, quando sarebbero cresciuti, quando si sarebbero fatta una vita per loro, forse del suo sacrificio, di tutte le sue pene non avrebbero tenuto alcun conto. No, via! via! Erano ancor tanto piccini... Perché immaginare queste cose brutte? Sarebbe stata vecchia, lei, allora; sarebbe passato comunque il suo tempo; e quando il tempo è passato e si è vecchi, anche ai ricordi tristi siamo già abituati a far buon viso.

Chi diceva cosí? Lei, lo diceva. Ma non perché veramente le sorgessero spontanee nell’animo queste considerazioni affliggenti. Passava ogni mattina dall’ufficio, e talvolta anche sul tramonto, quando usciva dal Municipio, il segretario comunale, quel signor Silvagni incontrato sul treno. Si tratteneva un momento, lí sull’uscio o davanti lo sportello: le parlava di cose aliene, anche liete; rideva con lei della caccia che si dava ai cani, per esempio, delle difese che ne prendevano le donne brutte del paese. Ma negli occhi di quell’uomo, in quei grandi occhi chiari, intenti e tristi che le restavano a lungo impressi nella memoria dopo ch’egli se n’era andato via, la signora Lucietta