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ento volte gli avrò detto di non introdurmi gente in casa senza preavviso. Una signora, bella scusa:
— T’ha detto Wheil?
— Vàil, sissignore, cosí.
— La signora Wheil è morta jeri a Firenze.
— Dice che ha da ricordarle una cosa.
(Ora non so piú se io abbia sognato o se sia davvero avvenuto questo scambio di parole tra me e il mio cameriere. Gente in casa senza preavviso me n’ha introdotta tanta; ma che ora m’abbia fatto entrare anche una morta non mi par credibile. Tanto piú che in sogno io poi l’ho vista, la signora Wheil, ancora cosí giovane e bella. Dopo aver letto nel giornale, appena svegliato, la notizia della sua morte a Firenze, ricordo infatti d’aver ripreso a dormire, e l’ho vista in sogno tutta confusa e sorridente per la disperazione di non saper piú come fare a ripararsi, avvolta com’era in