Pagina:Pirandello - Sei personaggi in cerca d'autore, R. Bemporad & figlio, 1921.djvu/32

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24 Luigi Pirandello


e la porta davanti al Direttore) — vede come è bellina? (la prende in braccio e la bacia) — cara! cara! — (la rimette a terra, e aggiunge, quasi senza volere, commossa): ebbene, quando quest’amorino qua, Dio la toglierà d'improvviso a quella povera madre; e quest'imbecillino qua (spinge avanti il Giovinetto, afferrandolo per una manica sgarbatamente) farà la più grossa delle corbellerie, proprio da quello stupido che è (lo ricaccia con una spinta verso la Madre) — allora vedrà che io prenderò il volo! Sissignore! Prenderò il volo! il volo! E non mi par l'ora, creda, non mi par l'ora! Perchè, dopo quello che è avvenuto di molto intimo tra me e lui (indica il Padre con un orribile ammiccamento) non posso più vedermi in questa compagnia, ad assistere allo strazio di quella madre per quel tomo là (indica il Figlio) — lo guardi! lo guardi! — indifferente, gelido lui, perchè è il figlio legittimo, lui! pieno di sprezzo per me, per quello là (indica il Giovinetto), per quella creaturina; che siamo bastardi — ha capito? bastardi. (Si avvicina alla Madre e l’abbraccia). E questa povera madre — lui — che è la madre comune di noi tutti — non la vuol riconoscere per madre anche sua — e la considera dall’alto in basso, lui, come madre soltanto di noi tre bastardi — vile! (Dirà tutto questo, rapidamente, con estrema concitazione, e arrivata al «vile» finale, dopo aver gonfiato la voce sul «bastardi», lo pronunzierà, piano, quasi sputandolo).