Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/179

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essi è la natura che parla in tutta la sua purezza, e secondo i religiosi è Dio che manifesta le sue leggi. Le famiglie combattono fra loro. Dall’unione delle famiglie, prodotta dal bisogno di difesa, sorgono le città, le nazioni, che si conquidono, si distruggono, si fanno serve, quasi senza veruna ragione sufficiente, il più sovente pel capriccio di un despota.

Un soldato, per uno scarso guadagno, si dà al mestiere di uccisore d’uomini che non conosce, e con cui non ha astio veruno, anzi ha spesso vincoli di parentela e di amicizia. Il forte cerca sempre di opprimere il debole; l’astuto profitta dell’altrui semplicità; il dotto dell’altrui ignoranza. Non havvi fortuna che non si elevi sulle altrui ruine. Fratelli contro fratelli, figli contro padre si armano, disputandosi il possesso di ricchezze che hanno usurpato al povero. Un mercante vedrebbe ad occhio asciutto cadere a migliaia i suoi simili, piuttosto che ribassare il prezzo di una sua merce. Insomma, il mondo sempre in possesso de’ più forti e de’ più astuti è la storia dell’umanità. Finalmente, i primi cristiani, i più fanatici adoratori di Cristo, discutevano nella Tebaide di fratellanza e mansuetudine a colpi di pietre e di bastone. E più tardi gli ortodossi cattolici ponevano ad effetto il dogma della fratellanza con ardere vivo chi non voleva dirsi loro fratello. L’uomo, ben lungi dal propendere a dividere il suo con altri, mai sempre scontento di quel che ha, desidera ciò ch’altri possiede; da ciò l’infaticabile operosità. Il coraggio, in qualunque epoca, in qualunque nazione, dall’uomo timido come dal valoroso, nell’assassino e nell’eroe, è sempre ammirato; da ciò le ardite imprese. Sono queste le due propensioni, che danno norma alla vita dell’uomo, e sono in contraddizione manifesta col dogma della fratellanza.