Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/188

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 172 —


Le sanguinose e tristi esperienze che gli italiani fecero dal 96 al 14 racchiudono importanti e gravissimi ammaestramenti. I liberali sperarono nei francesi, e n’ebbero invece disarmo, taglie di guerra e schiavitù; sperarono nella ristaurazione, ma mancando l’Austria alle promesse, le loro condizioni peggiorarono. Gli stranieri ci chiamano codardi se, fidando in loro, ci sottomettiamo al loro giogo; ribelli se insurgiamo. Quindi da essi non bisogna sperare che disprezzo o martirio: combatterli e vincerli è la sola risorsa che ci resta.

Dopo questi fatali disinganni, l’Italia comincia a vivere nelle società segrete che tutte vanno ad incorporarsi in quella famosissima de’ carbonari, che dal 19 al 21 fu oltre ogni credere potente. Al 20 il movimento si manifesta nel regno di Napoli, in vaste proporzioni, poi in Piemonte venne oppresso dalle baionette straniere. Le file de’ settari, quantunque decimate dalla paurosa tirannide, conservarono ordini e forza. I Capozzoli generosi, che dal 20, più tosto che inchinarsi alla ferocia del governo, battevano la campagna, si fecero iniziatori di una sommossa, che, non secondata e quasi preveduta e desiderata dal governo, fu soffocata nel sangue di numerosi cittadini e sotto le ruine di Bosco. Nel 31 Ciro Menotti muore da eroe a Modena; Bologna sollevasi. Tutti gli occhi si rivolgono alla Francia, essa proclama il non intervento; nuova menzogna per tradire i popoli. Gli italiani ebbero la stoltezza di credervi, ed osservarono il patto. I bolognesi non soccorsero perciò i modenesi, e non accolsero Zucchi, incalzato da forze straniere, che disarmato.

Gli austriaci, ad onta de’ francesi, intervennero; più tardi intervennero eziandio i francesi in aiuto dei primi, e secondo il loro costume, intervennero mascherandosi con bugiarde proteste.