Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/30

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l’istinto, è d’accordo col sentimento; gli uomini sentono e ragionano, non già giustamente, ma liberamente; la società è giovine, i costumi sono puri: il diritto, il giusto, le azioni virtuose sono quelle conformi al patto sociale.

Ma i rapporti sociali che si svolgono partendo da una base erronea, si scorgono diventare sempre più contrarii alle leggi di natura: quindi cominciano a manifestarsi gli inconvenienti, poi i mali, i quali rapidamente crescono ed ingigantiscono; ecco il periodo delle rivoluzioni, o delle dissoluzioni delle società.

In tal periodo il dolore obbliga la ragione a fare studio su i mali che tormentano il pubblico, ed è condotta a delle conseguenze opposte ai pregiudizii ed alle opinioni dominanti contraddittorie con le opere, coi costumi; quindi una lotta di motivi esterni con l’interno convincimento. La virtù, essendo la vittoria di questo su di quelli, ovvero quel sentimento superiore alla stessa fama che appellasi coscienza, per cui disse il Campanella: Onor non ha chi d’altri il va cercando, non è più quella che opera secondo il patto, ma in contraddizione col patto. Il diritto, il giusto non più quello riconosciuto dal patto, ma quello che risulta dai nuovi rapporti delle cose scoverte dalla ragione. Se il patto, per cagione dei dolori che tormentano le moltitudini, non è riformato o cangiato la società è condannata a perire. Allora scorgesi la virtù difettiva; quindi i motivi esterni prevalendo, la ragione è costretta a tacere. Ognuno impotente a combattere i proprii mali, si isola; non è più commosso dai mali altrui, e la ragione stessa impone per la propria conservazione silenzio al sentimento; l’uomo è depravato, è perfido ed infelice.

In questi diversi stati, in queste condizioni la società per mezzo degli scrittori manifesta le sue idee. Nell’epoca