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Pagina:Poe - Racconti Straordinari, traduzione di Decio Cinti, Milano, 1920.djvu/18

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ben costruita!... Questi muri... — ve ne andate, signori? — questi muri sono di una costruzione solidissima!

E con frenetica spavalderia picchiai forte, con un bastone che avevo in mano, esattamente sulla parte della muratura dietro la quale avevo collocato il cadavere della sposa del mio cuore.

Ah! Dio mi protegga, almeno, e mi liberi dagli artigli dell’Arcidemonio! — Il rumore dei miei colpi aveva appena echeggiato nel silenzio, quando una voce mi rispose dal fondo della tomba! — Fu un lamento, dapprima velato e interrotto, come il singhiozzare d’un bimbo, che poi si gonfiò in breve in un grido prolungato, sonoro e continuo, assolutamente anormale e non umano, — fu un urlo, un mugolìo d’orrore e di trionfo insieme, come ne possono salire soltanto dall’Inferno — orribile suono, scaturente ad un tempo dalla gola dei dannati fra i tormenti e da quella dei demonî esultanti nella dannazione!

Cercare di dirvi i miei pensieri, sarebbe follia. Mi sentii mancare, e barcollai contro il muro opposto. Per un momento i poliziotti, che erano già sulla scala, rimasero immoti, stupefatti dal terrore. E poco dopo una diecina di braccia robuste si accanivano sul muro recente. Esso cadde, in un pezzo solo. Il corpo, già molto deteriorato e sozzo di grumi di sangue, stava ritto davanti agli spettatori. Sulla sua testa, con le fauci rosse dilatate e con l’unico occhio fiammeggiante, era accovacciato l’orribile animale la cui astuzia mi aveva indotto all’assassinio e la cui voce rivelatrice mi consegnava al carnefice. Avevo murato il mostro nella tomba!