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ne e di una tale profondità, che una nave, se entra nella zona della loro attrazione, viene inevitabilmente assorbita e trascinata in fondo, ed ivi frantumata contro le roccie. Quando poi la corrente s’attenua, i frantumi sono espulsi alla Superficie. Ma tali intervalli di calma hanno luogo soltanto tra il riflusso e il flusso, se non c’è burrasca, e durano solo un quarto d’ora; indi la violenza della corrente ritorna gradualmente.
«Quando il vortice è più rapido, e quando la sua forza è accresciuta da una tempesta, è pericoloso avvicinarsi, anche rimanendone discosti un miglio norvegese. Delle barche, degli yachts, dei bastimenti, furono presi nel vortice per non essersene accorti prima di giungere a portata della sua attrazione. Avviene abbastanza di frequente che delle balene si avvicinino troppo alla corrente e siano dominate dalla sua violenza; ed è impossibile descrivere i loro muggiti nell’inutile sforzo che fanno per liberarsi.
«Una volta, un orso, mentre tentava di attraversare a nuoto lo stretto fra Lofoden e Moskoe, fu afferrato dalla corrente e trascinato in fondo. Ruggiva sì terribilmente, che lo si udiva dalla riva. — Grandi tronchi di pini e di abeti, inghiottiti dalla corrente, riappaiono spezzati e dilacerati a tal segno che pare siano spuntati dei peli alla loro superficie. Ciò dimostra chiaramente che il fondo è fatto di rocce puntute contro le quali essi furono travolti in ogni senso. La corrente è regolata dal flusso e dal riflusso del mare, che ha luogo costantemente ad intervalli di sei ore. Nell’anno 1645, all’alba della domenica di Sessagesima, essa si precipitò con tale frastuono e tale impeto, che molte pietre si staccarono dalle case, lungo la costa...»
Quanto alla profondità dell’acqua, non capisco come sia stato possibile misurarla nelle vicinanze immediate del vortice, le quaranta braccia devono riferirsi soltanto a quelle parti del canale che sono vicinissime alla riva di Moskoe o a quella di Lofoden. La profondità del centro del Moskoe-Strom dev’essere immensamente maggiore, e basta, per accertarsene, guardare obliquamente in quell’abisso quando si è sulla cima più alta di Helseggen.
Immergendo lo sguardo dall’alto di quella punta nel Flegetonte urlante, io non potevo astenermi dal sorridere della semplicità con la quale il buon Giona Ramus racconta, come cose difficilmente credibili, i suoi aneddoti di orsi e di balene; poichè mi pareva fosse cosa evidentissima che il maggior vascello di linea che sia possibile immaginare, giunto nel raggio di quella mortale attrazione, dovesse resistere quanto una piuma ad un colpo di vento, e scomparire totalmente e improvvisamente.
Le spiegazioni che vennero date di quel fenomeno, — alcune delle quali mi parvero sufficentemente plausibili quando le lessi — avevano ora per me un aspetto assai diverso e punto soddisfacente. La spiegazione generalmente ammessa è che come i tre piccoli vortici delle isole Feroe, questo «non ha altra causa che l’urto delle onde salenti e ricadenti, al flusso e riflusso, lungo un banco di scogli che fa diga alle acque e le respinge in cateratta; e che così quanto più cresce la marea, tanto più la cascata è profonda, e che il risultato naturale di tutto ciò è un vortice o gorgo, la cui prodigiosa forza