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Pagina:Poe - Racconti Straordinari, traduzione di Decio Cinti, Milano, 1920.djvu/191

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al barile con la stessa fune che lo aveva tenuto a bordo, e, senza esitare un momento di più, mi precipitai con esso nell’acqua.

«Il risultato fu precisamente quello che speravo. Poichè io stesso vi racconto la cosa, poichè vedete che mi salvai, e poichè vi ho già detto qual mezzo di salvezza impiegai, potete ormai immaginare tutto ciò che potrei dirvi ancora. Abbrevierò dunque la narrazione e concluderò senz’altro.

«Era passata un’ora, all’incirca, da quando avevo lasciato il battello, allorchè questo, sceso ad una grande distanza sotto di me, fece uno dopo l’altro, tre o quattro giri precipitosi, e, trascinando il mio fratello amatissimo, s’inabissò, decisamente e per sempre, nel caos di schiuma. Il barile al quale io ero legato, galleggiava quasi a metà della distanza che separava il fondo dell’abisso dal punto in cui mi ero precipitato nell’acqua, allorchè un grande mutamento ebbe luogo nel carattere del vortice. Il pendìo delle pareti del vasto imbuto divenne sempre meno scosceso. I giri del gorgo divennero a poco a poco meno rapidi. Gradatamente, la schiuma e l’arcobaleno scomparvero, e sembrò che il fondo dell’abisso si elevasse rapidamente.

«Il clelo era sereno, il vento era caduto, e la luna piena tramontava radiosamente ad ovest, quando mi ritrovai alla superficie dell’Oceano, proprio in vista della costa di Lofoden, e al disopra del punto dove era stato poco prima il vortice del Moskoe-Strom. Era l’ora della bonaccia, — ma il mare si sollevava ancora in cavalloni enormi, per effetto della tempesta. Io fui trascinato violentemente nel canale dello Strom, e gettato, in pochi minuti, verso la costa, nelle zone di pesca. Un battello mi raccolse, — affranto dalla stanchezza; — e ora che il pericolo era cessato, il ricordo di quegli orrori mi aveva reso muto. Coloro che mi sollevarono a bordo erano i miei vecchi compagni di mare, quelli coi quali solevo stare ogni giorno, — ma non mi riconoscevano, come non avrebbero riconosciuto un viaggiatore reduce dal mondo degli spiriti. I miei capelli, che ancora il giorno antecedente, erano stati d’un nero corvino, erano tutti bianchi come ora li vedete. I compagni dissero pure che tutta l’espressione della mia fisonomia era mutata. Raccontai loro ciò che mi era accaduto, e non vollero credermi. L’ho raccontato a voi, ora, e oso appena sperare che prestiate fede alla mia narrazione più degli allegri pescatori di Lofoden».