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mano sopra la sua fronte, in senso trasversale; ma quantunque spiegassi tutta la mia potenza magnetica, nessun altro effetto sensibile si manifestò fino alle dieci e dieci minuti, quando i medici D... ed F... giunsero al convegno. Spiegai loro in poche parole il mio progetto; e poichè essi non facevano alcuna obbiezione, dicendo che l’ammalato era già in agonia, continuai, senza esitazione, sostituendo tuttavia ai movimenti laterali i movimenti longitudinali, e concentrando tutto il mio sguardo esattamente nell’occhio del morente.
Intanto, il suo polso divenne impercettibile; il suo respiro, ostruito, ebbe intervalli di mezzo minuto.
Tale stato durò per un quarto d’ora, quasi senza mutamenti. Alla fine di quel periodo, nondimeno, un sospiro naturale, per quanto orribilmente profondo, sfuggì dal seno del moribondo e la respirazione russante cessò, o per dir meglio quel rantolo non fu più sensibile. Gl’intervalli non erano diminuiti. Le estremità del paziente erano come di ghiaccio.
Alle undici meno cinque minuti, scorsi dei sintomi non equivoci dell’influenza magnetica. Al vacillare vitreo dell’occhio era successa quella penosissima espressione di sguardo in dentro che non si vede mai se non nei casi di sonnambulismo, e sulla quale è impossibile sbagliare. Con alcuni rapidi gesti laterali, feci palpitare le palpebre, come quando veniamo presi dal sonno, e, insistendo un poco, le chiusi completamente. Ma ciò non poteva bastarmi, e continuai i miei esercizi vigorosamente e con la più intensa proiezione di volontà, finchè ebbi completamente paralizzate le membra del dormiente, dopo averle messe in una postura apparentemente comoda. Le gambe erano stese, le braccia, stese anch’esse, giacevano a poca distanza dai fianchi. La testa era tenuta un po’ alta.
Quando ebbi fatto tutto questo, era già mezzanotte suonata, e pregai quei signori di esaminare le condizioni del signor Valdemar. Dopo alcuni esperimenti essi constatarono che era in uno stato di catalessi magnetica straordinariamente perfetto. La curiosità dei due medici era estremamente eccitata. Il dottor D... decise ad un tratto di passare tutta la notte presso il paziente; il dottor F... si accomiatò, ma promise di ritornare all’alba. Il signor L... e gli infermieri rimasero.
Lasciammo assolutamente tranquillo il signor Valdemar fino alle tre del mattino. Allora mi avvicinai a lui e lo trovai esattamente nello stesso stato in cui il dottor F... lo aveva lasciato andandosene; — vidi, cioè, che giaceva nella stessa posizione, e notai che il polso era impercettibile, che la respirazione era lieve, appena sensibile, tale che si rivelava soltanto se uno specchio veniva applicato alle labbra, e che gli occhi erano chiusi, naturalmente, e che i piedi erano rigidi e freddi come marmo. Tuttavia, l’aspetto generale non era certamente quello della morte.
Avvicinandomi al signor Valdemar, feci una specie di mezzo sforzo per decidere il suo braccio destro a seguire il mio nei movimenti che descrivevo pianamente qua e là al disopra della sua persona. Nel passato, quando avevo tentato quegli stessi esperimenti col paziente, essi non erano mai completamente riusciti, e, certo, non speravo affatto di riuscire meglio questa volta. Ma, con mio grande stupore, il suo