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Pagina:Poe - Racconti Straordinari, traduzione di Decio Cinti, Milano, 1920.djvu/25

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settimane e molti mesi fastidiosi, cosicchè alla fine i miei nervi torturati riportarono la vittoria sulla mia ragione; ed io divenni furibondo per tutti quei ritardi, e con cuore di demonio maledissi i giorni, e le ore e i minuti amari che pareva s’allungassero, s’allungassero senza posa, mentre la sua nobile vita andava declinando, come le ombre nell’agonia del giorno.

Ma in una sera d’autunno, in cui l’aria dormiva immobile nel cielo, Morella mi chiamò al sua letto. C’era un velo di bruma su tutta la terra, e un fulgido incendio sulle acque, e al vedere gli splendori d’ottobre nel fogliame della foresta, si sarebbe detto che un bell’arcobaleno si fosse lasciato cadere dal firmamento.

— Ecco il giorno dei giorni! — diss’ella quando le fui vicino; il più bel giorno per vivere o per morire. È un bel giorno pei figli della terra e della vita; ah! più bello ancora per le figlie del cielo e della morte.

Io le baciai la fronte, ed ella continuò:

— Sto per morire; ma vivrò.

— Morella!

— Non furono mai, quei giorni in cui ti sarebbe stato permesso di amarmi; ma colei che aborristi nella vita, nella morte l’adorerai.

— Ripeto che sto per morire. Ma ho in me un pegno di quell’affetto — ah! tenue affetto! — che tu provasti per me. E quando il mio spirito si involerà, la creatura vivrà, la tua creatura mia. Ma i tuoi giorni saranno giorni pieni di dolore, — di quel dolore che è la più durevole delle impressioni, come il cipresso è l’albero che vive di più. Poichè le ore della tua felicità sono passate, e la gioia non si coglie due volte in una vita, come le rose di Pesto due volte in un anno. Tu non giuocherai più col tempo il giuoco dell’uomo di Teos; il mirto e la vite saranno per te cose ignote e dovunque sulla terra porterai teco il tuo sudario, come il Musulmano della Mecca.

— Morella! — esclamai, — Morella! come sai tutto questo?

Ma ella voltò la faccia sul guanciale; un lieve tremito le corse sulle membra, morì, e io non udii più la sua voce.

Tuttavia, come aveva predetto, la sua creatura, — a cui morendo aveva data la vita, e che respirò soltanto dopo che ella ebbe cessato di respirare, — la sua creatura, una bambina, visse. Ed ella crebbe stranamente in statura e in intelligenza, e divenne la perfetta somiglianza di colei che era partita, e l’amai di un amore più fervido di qualunque amore di cui mi sarei creduto capace verso un’abitatrice della terra.

Ma, prima che fosse passato molto tempo, il cielo di quel puro affetto si oscurò, e la malinconia e l’orrore e l’angoscia vi passarono come nubi. Ho detto che la creatura crebbe stranamente in statura e in intelligenza. Strano, in verità, fu il rapido crescere del suo corpo, — ma terribili, oh! sì, terribili furono i tumultuosi pensieri che s’ammucchiarono su di me, mentre sorvegliavo lo sviluppo del suo essere intellettuale. Come avrebbe potuto essere diversamente, dato che scoprivo ogni giorno nelle concezioni della fanciulla la potenza adulta e le facoltà della donna? — dato che le lezioni dell’esperienza cadevano dalle labbra dell’infanzia, — dato che io vedevo ad ogni istante la saggezza e le passioni della maturità sprizzare da