Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/189

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del suo costituzionale difetto, sapeva imitare la mia voce completamente. Bisognava però, intendiamoci, che non tentasse i toni elevati: però la chiave era identica, e la sua voce, purchè egli parlasse sommesso, diventava l’eco perfetta della mia.

Mi riesce impossibile il dire sino a qual punto un ritratto così singolare (che per verità non potrei chiamare caricatura) mi tormentasse. A me non restava che una consolazione; ed era, almeno secondo quanto mi pareva, che quell’imitazione fosse soltanto avvertita da me, e ch’io solo dovessi ingozzarmi i misteriosi sorrisi e gli strani sarcasmi del mio omonimo. Soddisfatto d’avere prodotto sul mio cuore il disiato suo effetto, pareva ch’egli si consolasse in segreto della puntura inflittami, e si mostrasse singolarmente sdegnoso dei pubblici applausi che la sagacia del suo ingegno con tanta facilità gli procurava. Come mai i nostri camerata non conoscevano i suoi disegni? come mai non ne scorgevano i portamenti? perchè non ne dividevano la gioia beffarda? Lo confesso; duranti più mesi di viva inquietudine, fu questo per me un enimma veramente misterioso e sinistro.

Era forse la graduale e fina lentezza del suo modo d’imitare, che ne facesse più difficile il discernimento, o doveva io piuttosto la mia sicurezza a quell’aria di padronanza sì bene assunta dal copista strano, che nel mio caso non ritraeva le semplici lettere (è solo degli spiriti ottusi farsi imitatori materiali), ma esprimeva perfettamente l’originale, a mia grandissima ammirazione ed a mio marcio dispetto?

In verità non mi riuscirebbe tanto facile il darvi adequata risposta.