Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/290

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 284 —


parla a voce bassa bassa, in una specie d’ansioso bisbigliamento, di suoni ch’ella aveva allor allora inteso, ma ch’io non poteva intendere, — di movimenti ch’ella aveva or ora veduto, ma ch’io non poteva vedere. Il vento agitavasi vivacemente dietro le tappezzerie, ed io mi faceva a persuaderla (sebben, lo confesso, io non vi prestassi tutta la fede) che que’ sospiri indistinti, que’ mutamenti quas’insensibili nelle figure del muro altro non fossero che naturali effetti dell’ordinaria corrente d’aria. Ma il pallore di morte che le si diffuse in sul viso, mi provò che ogni mia cura a rassicurarla rendevasi vana; qui parve venir meno, nè vi erano domestici che potessi chiamare.

Mi sovvenni del luogo dove aveva posato una fiala di vin leggiero ordinatole dai medici, onde attraversai celermente la camera per procurarmela. Se non che, in quella che passavo sotto la luce della lampada, due strane, singolarissime circostanze attrassero l’attenzion mia. Aveva sentito un non so che di palpabile, quantunque invisibile, lievissimamente strisciare lungo la persona, e scôrsi sul tappeto d’oro, là proprio al centro del lussureggiante irraggiamento proiettato dall’incensiero, un’ombra, — una debile ombra, indefinita, d’angelico aspetto — proprio tale qual potrebbe figurarsi l’ombra di un’Ombra. Tuttavia, poi ch’io era in preda ad un’eccessiva dose di oppio, non prestai che poca attenzione a queste parvenze, e non ne feci molto a Rowena.

Trovai il vino, riattraversai frettoloso la camera, e, rimpiutone il bicchiere, il recai alle labbra della svenuta mia moglie. Anzi ella s’era un po’ rimessa, così che prese ella stessa il bicchiere, mentr’io