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fantasticherie. Egli però non voleva accorgersi come la luce, che scendeva così tetramente in quella torre lontana, illanguidiva la salute e lo spirito della sposa, la quale dimagrava visibilmente agli occhi di tutti, fuorchè ai suoi. Ella tuttavia sorrideva sempre, senza mai lamentarsi, poichè si avvedeva che il pittore (che già aveva un gran nome) provava vivo ed ardente piacere nel suo lavoro, e si adoperava dì e notte per ritrarre quella che tanto l’amava, e che diveniva ogni giorno più debole e sfinita. In verità tutti coloro che vedevano il ritratto parlavano a bassa voce della sua rassomiglianza, come d’una opera meravigliosa e di una prova non meno grande della potenza del profondo amore che il pittore aveva per colei che dipingeva così mirabilmente, in una maniera quasi prodigiosa. Ma alfine, avvicinandosi il lavoro al suo compimento, non fu più ammesso alcuno nella torre, poichè il pittore era divenuto quasi pazzo per l’ardore del suo lavoro, e levava raramente gli occhi dalla tela per guardare il volto della sua innamorata. Ed egli non voleva accorgersi che i colori che scioglieva sulla tela erano levati dalle gote di colei che era lì seduta vicino a lui. E quando furono passate parecchie settimane e ormai non restava più che ben poco a fare, o solo un ultimo tocco alle labbra e un tratto agli occhi, lo spirito della signora palpitò ancora un momento come l’ultima fiamma d’una lampada. Quando il tocco fu dato, e il tratto pure, per un momento il pittore rimase in estasi dinanzi al proprio lavoro — quel lavoro uscito dalle sue stesse mani, — ma dopo qualche minuto di muta contemplazione, cominciò a tremare ed impallidire e colpito da subito spavento, esclamò con voce potente: «In verità, costei è la stessa Vita!» — e si volse per guardare ancora la sua amata; ella era morta!»