Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/167

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l’intelligenza 161

le tavole son poste in colonnella,
son d’amatisto assai meraviglioso,
e di dionisia, cara pietra e bella,
che rende il loco molto odiferoso;
e la vertú di quella margarita,
del cui valor la tavol’è stanblita,
contra l’ebrietadi è grazioso.

     Tovaglie e guardanappe v’ha bianchissime, 67
che cuopron quelle tavole sovente,
che non si vider mai cosí bellissime;
coltella v’ha con corna di serpente,
che son contr’al velen maraviglissime,
che sudan, se v’appare, immantenente;
vasella d’oro e non d’altro metallo,
orciuoli e mescirobe di cristallo:
paon, fagiani e grui mangia la gente.

     L’ottavo loco è termasse chiamato, 68
secondo lo latin de li romani;
e per volgare sí è stufa appellato,
e in molti luochi i bagni suriani:
di pire e chelonite è lo smaltato,
gemme che rendon calor’ molto sani;
havi alabasti ed acque lavorate,
fummi di gomme odifere triate,
con nuov’odori divisati e strani.

     Gienasium v’è, che è lo nono loco, 69
fra noi è scuola, ov’od’uom sapienza;
quiv’è lo studio assai grande e non poco,
ove s’apprende sovrana prudenza.
Celindrium cell’è, non presso al foco,
ch’è lo decimo grado ’n sua essenza;
quivi si son le veggie del zappino,
dov’ha vernaccia e greco e alzurro vino,
riviera e schiavi di grande valenza.