Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/175

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l’intelligenza 169

com’i’ ho fatto in Sichia ed oltremare;
per te dispoglierò templi e magioni,
a Roma terrò logge e padiglioni,
io farò quanto vorra’ addomandare».

     Quando Cesar li vide intalentati, 96
che li sembrava cosa destinata,
mandò per tutti i cavalier’ pregiati,
di su’ conquisto per ogni contrata:
Franceschi e Potevin’ vi fuor’ menati,
e d’Alamanni vi fu gran masnata,
fuorvi Fiamminghi e Lombardi e Toscani,
Limozi e Sasognesi e que’ dei Rani,
che san fondare e lanciar per usata.

     Dipinti sonvi que’ ch’a Cesar fuoro, 97
que’ cavalier di Staine per natura;
e que’ di Belvigin venner con loro,
e gli Arvernazzi vi venner ancora,
Belcari e Guascognesi e di Bigoro.
Cesar promise soldo oltremisura;
la sua speranza fue sol ne’ Franzesi,
que’ ch’ieran di prodezza accorti e ’ntesi
perché ’n battaglia facean lunga dura.

     Mosse la ’nsegna ad aguglia promente, 98
e i cavalieri entrâr per la pianura,
ardendo e dibruciando ville e gente,
templi e magion mettevano ad arsura.
Come in Roma si seppe, immantenente
i buon’ Romani uscîr fuor de le mura:
e per paura sí n’uscío Pompeo,
che giammai Roma piú non rivedeo,
Catone e Brutto ed altri a dismisura.

     E tutto v’è come parlò Lucano 99
propiamente di lor partimento;