Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/193

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

l’intelligenza 187

e fune il primo navicante Argusso;
e Pelliòn v’è la quinta montagna;
quiv’ha pianure e boschi, assai campagna;
Pompeo vi fu e ’l suo figliuol Sestusso.

     Quindi son nati molti buon’ sorciste; 162
e quivi si sellò prima cavallo;
e fonditor’ d’argento ed aguriste,
e chi ’n pria munetò o fondeo metallo;
e ’l gran Fitonno, che parlar n’udiste,
serpente, e Appollo l’uccise san’ fallo;
e chi prima fe’ soldo e appellò livra.
Tutta la gente fu pront’e dilivra,
e quivi s’affrontâr sanza ’ntervallo.

     I re, i conti, i cavalier’ dipinti 163
vi son, come s’andâro acompagnando;
e piú che i vincitor’ diceano i vinti:
«Perchè tarde, Pompeo? che va’ pensando?
Credi che sian l’Iddei per noi infinti?
Fortuna fie con noi; non ir dottando.»
Quell’era un tradimento di fortuna,
che tali li disser, non fuôr vivi a nona;
ciascuna andava sua morte avacciando.

     Pompeo feci’ una schiera di sua gente, 164
quasi a guisa d’un ferro di molino;
Dominzio ha ’l capo destro imprimamente;
il sinistro diè a Lentulo in dimino.
I re, i baroni, che v’ieran d’oriente,
fuôr nel miluogo, ed ogn’altro latino,
de’ Libe, ed Africani, e que’ di Spagna,
Ciciliani, Organi in lor compagna,
e Numidieni infin oltre al confino.

     Quiv’ammonio Pompeo sua nobel gente, 165
e confortogli di buon’arditezza;