Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/215

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l’intelligenza 209

e come fatto lor fu onta e noia,
al porto, per lo grande Lamedone;
con gran’ rampogne e con risposta croia
li disfidò de la sua regione;
partìsi e gine a lo re Oetesse:
tutto dipinto v’è a moisesse
il bel navilio e la lor condizione.

     Quiv’è la saggia donzella Midea, 243
figlia del re Oetesse, in pintura;
èvi Giassonno e la sua compagnia,
vestiti a ricche robe oltre misura;
come la gente incontro li venìa.
Midea ne ’nnamorò, ed e’ le giura,
in su l’imago Giuppiter e Marti,
d’amarla, s’ella l’insegnasse l’arti,
unguenti e ’ncantagion per lui sicura.

     Tutto v’è come per incantamento 244
stava ’l tosone a guardia d’un serpente;
orribil era, di grande spavento,
veleno e fuoco gittava sovente;
e due feroci buoi grandi d’ermento,
che per li anar’ gittavan fuoco ardente.
Quivi fu la battaglia ed aspr’e dura,
del velen e del fuoco e de l’arsura:
Midea ugner lo fece imprimamente.

     Ed èvi come fu ’l suo partimento, 245
e raportò in Grecia il bel tosone;
e come i Greci fecer parlamento,
per l’onta che lor fe’ ’l re Lamedone;
ond’a Troia fu poi l’assembiamento
de’ Greci, che la miser a struzione;
ucciser Lamedone e’ suoi ancora,
ed arser Troia ed abbattêr le mura.
Menònne Esionà re Talamone.