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Pagina:Poemetti e liriche di Edgar Poe, Carabba, Lanciano, 1930.pdf/42

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20 POEMETTI E LIRICHE

e seri e la memoria
fallace e sterilita.
Perché non pensammo ch’era l’ottobre?
Perché non notammo quella notte dell’anno,
la notte di tutte le notti?
Chi s’avvide dell’oscuro lago d’Auber?
Pur c’eravamo passati una volta vicino!
Chi si ricordò degli stagni dell’Auber,
della selva degli spettri del Weir?

Poi la tenebra s’era schiarita,
eran nate le stelle mattutine
e in fondo al viale apparso
era il chiaror vaporoso dell’alba,
con entro una meravigliosa
falciola, la diamantina,
falciola d’Astarte.

“È piú calda di Diana,” dissi
“e cammina piena di gioia
per un etere di sospiri.
Ha visto le lacrime che scorrono
ancor su queste gote,
dove mai non muore il verme,
ed è venuta, oltre le stelle
del Leone, a brillare a noi,
oltre l’antico segno del Leone,
piena i luminosi occhi d’amore.”