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Ma Psyche, guatandola
con tristezza: “Diffidiamo” disse,
“di lei e del suo strano pallore.
Affréttati, tardi si fa;
fuggiamo.” Parlò invasa
dal terrore e spiegò l’ali
tanto che le penne strusciarono
nella polvere.
“Altro non è che un sogno” risposi;
“restiamo alla trepida luce;
ci inondi il suo splendor cristallino:
Speranza e Bellezza questa notte
irraggia il suo misterioso splendore;
mira! lucente e tremula
va pel cielo notturno e noi
possiamo fidarci del suo chiarore
che ci sarà guida sicura,
poiché lucida e trepida
cammina nel cielo notturno.”
Calmato cosí il suo cuore,
la baciai e tutta la rapii alla malinconia.
Poi andammo sino in fondo al viale
e ci fermammo davanti alla porta
d’un sepolcro; era la lapide di una tomba.
“Che cosa è scritto” chiesi “sulla pietra