Pagina:Poemi (Byron).djvu/115

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il corsaro 113

Oppressa è tanto, affaticata, e doma
L’anima di Corrado, che riposo
Diresti il suo stupor. Ma lasso omai,
Da la pietà conquiso, ei sente il fero
Ciglio di calda lagrima bagnarsi.
Piange Corrado, e più che non conforta
Così il suo mal, la sua sconfitta ei mostra;
Non veduto è quel pianto, chè se il fosse
Non sgorgherebbe,.... e scarso, e breve sgorga,
Perch’ei lo terge, e dal funesto loco
Strappasi alfine. Eccelso è il Sol, ma fosco
È di Corrado il dì, scende la notte
Per Corrado infinita; tenebrìa
Non fuvvi mai pari all’orrenda nube,
Che lo suo spirto involve. Oh del dolore
Occhio più cieco d’ogni cieco! Possa
Non ha di scerner, non ardir;.... per fitte
Ombre s’aggira, e guidator non soffre!....

XXIII.

Dolce e securo di Corrado il core
Formò natura; lo guatâro i tristi,
E tosto, ahi! lo tradîr. Puri, com’onda
Stillante ne lo speco, eran gli affetti,