Pagina:Poesie (Carducci).djvu/1025

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

rime e ritmi 999

D’Armida e di Rinaldo cantava: cantava Clorinda
     con l’elmo a l’auree trecce, ed Erminia soave.
Salgono su per l’aere dal canto le imagini: bionde
     152malïarde sorprese dal lusingato amore:
vergini sospirose, che timide i ceruli sguardi
     giran, chinando il viso pallido di desio.
Tutte fuggîr le belle davanti a la lupa, che tetra
     156digrina i bianchi denti, mette ululati e avanza.
Tutti su’ grandi scudi velaro i guerrieri le croci,
     e dileguâr fantasmi per le insorte tenèbre.
La lupa con un guizzo del rabido artiglio la bianca
     160aquila ghermí al petto, la straziò ne l’ale.

Maledetta sie tu, maledetta sempre, dovunque
     gentilezza fiorisce, nobiltade apre il volo,
sii maledetta, o vecchia vaticana lupa cruenta;
     164maledetta da Dante, maledetta pe ’l Tasso.
Tu lo spegnesti, tu; malata l’Italia traesti
     co ’l suo poeta a l’ombra perfida de’ cenobii.
Pallido, grigio, curvo, barcollante, al braccio il sostiene
     168un alto prete rosso di porpora e salute.
O Garibaldi, vieni!10 L’espïazione d’Italia
     con la virtú d’Italia su questo colle adduci.
Corra nobile sangue d’Arganti e Tancredi novelli
     172risorti da Camillo per la Solima nostra.