Pagina:Poesie (Monti).djvu/266

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250 LA FERONIADE

     E di là contra d’Atamante e d’Ino1
     35Tisifone2 invocar. Quei due superbi
     Co’ sonori serpenti ella percosse,
     E allor nel figlio dispietate e crude
     Fur le mani paterne, e de’ suoi vanti
     Ino furente mi scontò l’offesa.
     40E pur avola a Bacco era colei3,
     E a Venere nipote; e non m’avea,
     Come questa malnata itala druda,
     Tolti i miei dritti, e del maggior de’ numi
     Aspirato alle nozze. Oh mia vergogna!
     45Poté Gradivo la feroce schiatta
     Sterminar de’ Lapíti4: aver da Giove
     Poté Dïana al suo disdegno in preda
     I Calidonii: e meritò poi tanto
     De’ Calidòn la colpa e de’ Lapíti?
     50Ed io, progenie di Saturno5, ed alta
     De’ Celesti reina, a mezzo corso
     Ratterrò gli odi e l’ire, e dovrò tutte
     Non consumarle? Oh mel contrasta il fato6!
     E una fama pur or s’è sparsa in cielo,
     55Che al volgere de’ lustri il senno e l’opra
     D’italici potenti7 al mio furore
     E all’impero dell’onde questi campi
     Ritoglierà. Ritolgali: men giusta
     O men dolce uscirà forse per questo

    taro.

  1. d’Atamante ecc.: Il fatto di Ino e d’Atamante è narrato diffusamente, oltre che da Ovidio (Metam. IV, 420), anche dall’Alighieri. Inf., xxx, 1: «Nel tempo che Giunone era crucciata Per Semelé contra il sangue tebano...., Atamante divenne tanto insano Che, veggendo la moglie con due figli Andar carcata da ciascuna mano, Gridò: Tendiam le reti, si ch’io pigli La leonessa e i leoncini al varco; E poi distese i dispietati artigli. Prendendo l’un che avea nome Learco, E rotollo, e percossolo ad un sasso; E quella s’annegò con l’altro carco».
  2. Tisifone: una delle tre furie.
  3. E pur ecc.: Ino era avola di Bacco, perché questi era figlio di Semele sua sorella; nipote di Venere, perché sua madre Ermione era figlia di quella dea.
  4. Poté ecc.,: Virgilio En. VII, 304: Mars perdere gentem Immanem Lapithum valuit; concessit in iras Ipse deûm antiquam genitor Calydona Dianae; Quod scelus aut Lapithas tantum, aut Calydona merentem? «Servio (Ad Aen. VII, 304) attribuisce l’odio di Marte contro ai Lapiti all’averne il loro re Piritoo invitati tutti gli dei, tranne lui solo, alle sue nozze con Ippodamia. E la conseguenza si fu, che i Centauri, presi da furore nel piú bello della festa, si azzuffarono co’ Lapiti, e ne avvenne quella strage miseranda ch’è descritta da Ovidio nelle Metam. lib. XII, v. 210 e segg. Diana venne in ira contro i Calidonii, perché il loro re Eneo erasi dimenticato di essa nell’offrire sacrificii a tutti gli dei. Di qui il famoso cignale che devastava quelle terre, e la caccia in cui fu preso, e la contesa sul dividerne la spoglia; onde finalmente Calidone cadde in potere de’ Pleuronii. Vedi Omero Iliade IX, 529 e segg.; Apollodoro, lib. I; Ovidio Metam. VIII, 272 ecc.» Mg.
  5. Ed io ecc.: Virgilio En. 1, 46: Ast ego, quae divûm incedo regina Iovisque Et soror et coniux...
  6. Oh ecc.: En. I, 39: Quippe vetor fatis!
  7. il senno ecc.: Accenna a’ tentativi di prosciugamento fatti da molti imperatori e papi e massimamente all’opera di Pio VI. Cfr. la nota d’introd. e la nota al v. 575.