Pagina:Poesie (Monti).djvu/267

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CANTO SECONDO 251

     60La mia vendetta? Se cangiar non lice
     Delle Parche1 il decreto, e chi ne vieta
     L’indugiarlo, e tentar nuove ruine?
     Del tuo delitto dolorose e care
     Le pene pagherai, ninfa superba:
     65Anche il Lazio s’avrà la sua Latona2.
     Non selva lascerò, non antro alcuno
     Che ti riceva; scuoterò le rupi;
     Crollerò le città dal tuo vil nume
     Contaminate, e ne farò di tutte
     70Cenere e polve che disperda il vento.
     Nel turbato pensier seco volgendo
     Queste cose la dea3, giunse d’un volo
     Nell’eolie spelonche4, orrendo albergo
     Degli adusti Ciclopi e di Vulcano.
75Stava questo dell’arti arbitro sommo
     Intento a fabbricar per la pudica
     Nemorense5 Dïana un d’oro e bronzo
     Gran piedestallo, su cui l’alma effigie
     Collocar della diva. E sulle quattro
     80Fronti v’avea l’artefice divino
     D’ammirando lavoro impresse e sculte
     Di quell’almo paese avventurato
     Le trascorse memorie e le future.
     Era a vedersi da una parte il lago
     85Tutto d’argento. Tremolar diresti
     L’onde e rotte spumar dai bianchi petti
     Delle caste Amnisídi6, a cui venute
     Già son men care le gargafie fonti7,
     E d’Eurota8 le sponde. In su la riva
     90Della sacra laguna abbandonati
     Giaccion gli archi e le freccie, onde famosi

    c. III.

  1. Parche: cfr. la nota al v. 48, p. 99. Cfr. anche Ovidio Metam. V, 532.
  2. la sua Latona: una perseguitata da me come fu già nella Grecia Latona, cioè Feronia stessa.
  3. Nel turbato ecc.: Virgilio En. I, 50: Talia flammato secum dea corde volutans, Aeoliam venit.
  4. Nell’eolie spelonche: cfr. la nota al v. 389, p. 111.
  5. Nemorense: Il territorio nemorense, chiamato da Plinio (St. Nat. XXXV, 7), da Ovidio (Fast. III, 261) e da Vitruvio (IV, 7), quasi per eccellenza, nemus Dianae, fu cosí detto dalle selve (nemora), che crescevano a’ piedi del monte Albano presso ad Aricia. Cfr. ancho Properzio III, xxi, 25.
  6. Amnisídi: «Callimaco nell’inno a Diana (v. 15) fa che questa dea ancor bambina e sedente su le ginocchia di Giove suo padre lo richiegga d’alcuni doni e, fra gli altri, di questo: Da etiam minintras, viginti mymphas Amnisidae, quae mihi venatica calceamenta et, cum lyncas cervosque venari desidero, veloces canes recte curent. Egli poi torna nell’inno medesimo (v. 162) a far menzione di queste ninfe, rammentato anche da Apollonio Rodio (Arg. III, 887 e 822) che lo fa abitare presso le sorgenti dell’Aminisio, fiume in cui era solita bagnarsi Diana, come nel Partenio». Mg.
  7. gargafie fonti: il fiume Gargafia noi territorio di Platea in Beozia. Cfr. Erodoto IX, 25.
  8. Eurota: