Pagina:Poesie italiane.djvu/54

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Lasso, che fia di me? poichè distrugge,
Ne le vene serpendo, atro veneno
Le vaghe membra, e ’l bel viso sereno
18Par che improvvisa oscura nebbia adugge.

     Non così vinto da dolor mai rugge
Leon, che accolto ha mortal freccia in seno,
Com’io, lasso, veggendo venir meno
22Lo spirto, che dal petto egro sen fugge.

     Soccorri, Amore, al gran publico danno;
E fatto incontro a Morte, ardito e franco
25Il tuo servo fedel togli d’affanno.

     Se in sì grand’uopo il tuo valor vien manco,
Che fai tu di quell’arco? e a che ti stanno,
28Timido Arciero, le saette al fianco?