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Ermenesiatte, poeta alessandrino, fiorito sul principio del secolo terzo prima di Cristo, scrisse per una bella, certa Leonzio, tre libri d’elegie, nel terzo dei quali era contenuto un «Catalogo d’innamorati». Di questo catalogo è giunto sino a noi un brano che, fra altri nomi illustri — Orfeo, Museo, Esiodo, Omero, Antimaco, Alceo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, Filòsseno, Fileta, Pitagora, Socrate, Aristippo — annovera anche Mimnermo. E con tali versi:
Anche Mimnermo, che, dopo lunghe sue doglie, rinvenne
l’eco soave, e il molle del pentametro spiro,
ardea per Nanno; e spesso, costretta la bocca nei lacci
del bianco loto, i carmi d’Esàmia accompagnava[1].
Non conviene badar troppo a questo verboso querulo poeta, che, per amore del suo tèma (il trionfo d’amore), ci dipinge tutti i più grandi spiriti della Grecia in sembianza di ram-
- ↑ Il «bianco loto» è il flauto: i lacci sono quel singolare bavaglio con cui i suonatori assicuravano lo strumento alle labbra, e che impediva il turpe aspetto delle enfiate guance». Non sappiamo chi fosse questo Esàmia.