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| ARCHILOCO | 35 |
Secondo una legge fondamentale degli sviluppi ritmici[1], ben presto questi brevi periodi si unirono a due a due, costituendo una unità superiore: l’ottapodia o tetrametro trocaico.
— ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ 𝄐 | — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ 𝄐
Naturalmente, il legame che stringeva le due frasette, rendendole parti di una maggiore unità, era offerto dal senso della parola. Ma quanto alla forma, tra la prima e la seconda parte vaneggiava una pausa (vedi pag. 8). Fu riempita mediante una sillaba. Onde lo schema:
— ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ ⏑ | — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , — ́ ⏑ , 𝄐
Questa lunga sequela uniforme di lunghe e brevi alternate (trochei puri), presto ingenerava sazietà. Per evitarla, nella tecnica fu stabilita la legge che nei piedi pari (2, 4, 6) il trocheo potesse essere sostituito da due sillabe lunghe (spondeo). Allora unità di misura del verso divenne la dipodia; e in ciascuna dipodia rimase percosso dall’accento il primo piede, e l’accento del secondo si attenuò e quasi sparí.
— ́ ⏑ — ⏒ , — ́ ⏑ — ⏒ | — ́ ⏑ — ́ ⏒ , — ́ ⏑ , — 𝄐
Il tetrametro trocaico è dunque largamente rappresentato in Archiloco. Ne riporto uno, aggiungendovi le note di una antica melodia greca[2], che per caso gli si adattano perfettamente.