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| ARCHILOCO | 41 |
Le tre famiglie fondamentali di ritmi erano cosí riunite in complessi organici. E nei residui frammenti di Archiloco se ne trovano parecchi altri intrecci, e assai di piú se ne saranno trovati nell’opera integra.
Aver dunque elevato a forma d’arte tutti i metri popolareschi, e avere aperta la via alla onniritmia ritmica furono, nell’ordine piú strettamente tecnico, i titoli della perenne gloria di Archiloco.
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Archiloco ci appare dunque poeta ed artista grande; e cosí ci sembra di trovarci un po’ in contraddizione con parecchi degli scrittori antichi, i quali stigmatizzavano l’ sua con parole di fuoco[1].
Ma alle testimonianze avverse, altre se ne possono contrapporre, entusiaste, e non meno autorevoli. Lo pseudo Longino, ponendolo accanto ad Omero, rilevava come speciale caratteristica dei suoi versi uno spirito d’energia demoniaca (p. 63, 7). Sinesio (Elogio calv. 75) lo chiamava il piú bello dei poeti (κάλλιστος ποιητῶν). Ermogene (Ret. 319 R) affermava che i suoi trocaici erano i piú veementi ed espressivi della letteratura greca. Dione Crisostomo proclamava che non esistevano se non due soli poeti, Omero ed Archiloco, ai quali nessun altro poteva essere paragonato. E, per venire al
- ↑ Conviene però osservare che anche i detrattori condannavano la parte morale, ma rispettavano, sembrerebbe, l’artista. Gli Spartani, secondo Valerio Massimo (VI, 3), fecero bandire dalla loro città i suoi libri perché poco verecondi e pudichi. Eraclito scrisse che egli ed Omero avrebbero dovuto esser banditi dagli agoni, e percossi con le verghe; ma perché tanto l’uno quanto l’altro crescevano prestigio, con la loro arte, a un mondo di finzioni che egli voleva filosoficamente abolite.