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Pagina:Poeti lirici (Romagnoli), vol. II.djvu/242

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240 I LIRICI GRECI

invaghito di Alcibiade da lungo tempo, non lo avvicinò sinché non lo giudicò capace d’intendere i suoi ragionamenti. Però Alcibiade era già bellissimo; e di Attide Saffo dice espressamente che da ragazza era insignificante. E questo non invidiabile attributo, la meschinità della statura e la mancanza di grazia, non sembrano qualità da giustificare l’innamoramento di cui si parla nel frammento 40. Parrà piú probabile che Saffo, invaghita ora di questa fanciulla bellissima, istituisse un confronto fra il bocciuolo un po’ scialbo d’un tempo, e il fiore meraviglioso ora dischiuso. Io mi figuro che la poesia dovesse avere, su per giú, l’andamento d’una famosa elegia romana di Goethe, che potrebbe essere ispirata a questo verso di Saffo:

     Quando tu dici, o cara, che agli uomini tu da bambina
          piacevi poco, e a scorno t’aveva sin tua madre,
     sino che, a poco a poco, fioristi cosí, te lo credo:
          godo a pensarti come una strana bambina.
     Anche il fior della vite non ha né colore né forma;
          ma l’àcino maturo mortali inebria e Numi.

42
MOLLEZZA

Vo’ le membra adagiare | su molle pulvinare.

Erodiano, Parole singolari, II, 945, 7. — Non piú che una piccola immagine; ma non interamente inutile ad integrare la visione del mondo saffico.

45
LA BORGHESUCCIA PRESUNTUOSA

Non avere, per via | d’un anelluccio, tanta albagia!

Erodiano, Parole singolari, 26, 20. — Un verso; ma ne balza fuori la figura della contadina rifatta, o della borghesuccia presuntuosa. A completarla, valgono i frammenti 58, 61 e 70.