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Pagina:Poeti lirici (Romagnoli), vol. III.djvu/223

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CORINNA 221

era così bello, che la fantasia dei poeti lo immaginò soggiorno delle Muse.

Queste le immagini della Beozia tramandate dagli antichi descrittori della Grecia, e specialmente da Eràclide pontico[1].

Testimonianze un po’ tarde, forse del secondo secolo prima di Cristo. Ma ne rimane una assai più antica, del secolo quinto, dalla quale risulta che gli Attici, sebbene fossero i primi e più efficaci denigratori dei Beoti, consideravano però la loro terra come un paese di Bengodi.

Ne Gli Acarnesi di Aristofane, un paesano attico, Diceòpoli, mentre infuria la guerra del Peloponneso, stringe per proprio conto una tregua coi nemici, ed apre un mercato dove anche quelli possono intervenire. Si presentano primi un Megarese e un Beota. E il Beota porta ogni ben di Dio.


                         Comprami un po’ di questa
          roba ch’io porto: galletti e locuste.
Diceopoli
          Buon di’, strozzapagnotte Boiotuccio:
          che porti?
Beota
                              In due parole, quanto c’è
          di meglio in tutta la Beozia: orìgano,
          pimpinella, stoppini, giunchi, papere,
          trottarelli, cornacchie, fottiventi.....
Diceopoli
          Eh, quanti uccelli porti in piazza! Sei
          forse un ciclone?

  1. In Müller, Historicorum fragmenta, II, pag. 254 (sotto il nome di Dicearco).