Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/146

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140 ludovico settala


Nel governo popolare ancora che convenga a’ savi cittadini ne’ voti dir la veritá e quello che è il servizio publico, è però ancor necessario tal volta far qualche cosa al voler d’altri e seguitare il volere della moltitudine, per non mostrar superioritá co ’l stare ostinato nel suo parere. (Fu sentenza di Alcibiade, appresso Tucidide nel sesto).

Il governo popolare si stabilisce, e conferma nella pace; e per il contrario si mette in rovina per la guerra. (Sentenza d’Isocrate nell’orazione Della pace).

Per conservarsi e passar bene nei consegli, doveranno ammettere, ove si tratta di affari publici, tutti coloro, a’ quali non si anteporrebbero altri per consultare negozi privati.

Ben disse Aristotele nel quinto della Politica, che non si conserva il governo popolare col eccedere nelle popolaritá, né lo stato de’ pochi col far tutte le cose a grado de’ pochi; anzi perdono ambedue la forma, come i membri del corpo quando passano la debita misura. Ma per conservare l’un e l’altro, si vuol far di modo, che nella republica popolare possano stare i ricchi, e nello stato de’ pochi la moltitudine. Però quelli che sono capi del popolo nel governo popolare, devono mostrare di favorire i ricchi; e cosí al contrario nello stato de’ pochi mostrar di favorire e tener conto del popolo.

E perché in tutte le republiche è necessario trattarsi e maneggiarsi molte cose appartenenti al servizio publico, che hanno bisogno di secretezza; il che mai si potrá ottenere, se a tutto il popolo saranno communi: benissimo avvisa il Guicciardino, nel libro secondo, nelle republiche popolari esser necessario ordinare un conseglio scelto de’ piú savi e piú esperimentati, deputato a ciò dal consiglio universale; dove le cose piú importanti dello stato, e che hanno bisogno di secretezza, si hanno da maneggiare e consultare: essendo che la moltitudine non è capace di tal materia; e ancora perché queste materie spesso hanno bisogno di secretezza e prestezza: le quali cose non si possono sperare, trattandosi con la plebe.

Per conservare la libertá popolare, basta che la distribuzione de’ magistrati e il formare nuove leggi dipenda dall’uni-