Pagina:Poliziano - Le Selve, 1902.djvu/119

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di angelo poliziano 103

Scompigliata le chiome, il seno ignudo
(Questo il gran duol consiglia); e con la manca140
Del venerato Giove ambo afferrati
I ginocchi, la barba con la destra
Carezzandogli, supplice dischiude
A questi detti il labbro:
O tu che squassi
Con un sol cenno i regni delle stelle,145
Non vedi come delle Dive io sola
Nella grande famiglia in duol continuo
(A che celarti la ferita mia?)
Mi strugga, e infesta a profanar mi rechi
Questi vostri conviti? Ottimo padre,150
Quale la causa della pena? Certo
Non io, supremo artefice, e t’è noto,
Ben t’è noto! apprestai lacci a tuo danno;
Non fu Teti colei che nella grotta
Coricia riponeva le giurate155
Tue saette all’anguipede Tifèo.




Procurrit turbata comas et pectore nudo
(Sic dolor ille monet); laevaque amplexa verendi90
Genua Jovis, dextraque attentans supplice barbam,
Talibus affata est:
“O qui stellantia nutu
Regna quatis, viden’ut magna de gente dearum
Sola ego perpetuo (quid enim mea vulnera celem?)
Tabescam luctu, vestrasque infesta profanem95
Has epulas? quodnam ob meritum, pater optime? Certe
Non ego vincla tibi, scis o scis ipse, parabam,
Magne sator; non corycio tua tela sub antro
Servabat Thetis anguipedi jurata Typhoeo.