Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/154

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Qualche passo più in là il curato ci lasciò per la solita visita che egli soleva fare prima di cena ai malati del villaggio. Salutò il dottore che voleva ad ogni costo tornare a Zugliano ed entrò in una porta dove un vecchierello lo attendeva come il vicario visibile della provvidenza.

Il signor De Emma mi accompagnò fino al Presbiterio, dove aveva lasciato la sua cavalcatura.

Allo sbocco della piazzetta c’imbattemmo in un giovine che scendeva dai monti con una scure in ispalla: il quale, appena ci vide, chinò il capo e accelerò il passo come volesse schivare il nostro incontro.

Il signor De Emma gli diè una voce, e lo costrinse suo malgrado a fermarsi.

Allora, sotto le rustiche spoglie del boscaiuolo, ravvisai con grande sorpresa il mio amico Aminta, che, dal giorno di quel nostro colloquio alla Cascata, non avevo più riveduto.

— Che significa codesta novità? domandò il dottore.

— È il signor Angelo che mi manda ai Roveretti a spaccar legna, rispose con amarezza e chinando gli occhi vergognoso.

— Ma perchè?...

— Mi sono arrischiato a dirgli che avrei preferito un’altra professione a quella ecclesiastica, — egli è saltato su tutte le furie, mi ha strappato la mia veste e mi ha detto che ero un villano, e che villano dovevo essere.

Balbettava, tremando, e pareva fosse sulle spine.

Il dottore non lo trattenne di più. Aminta ci salutò in fretta e s’allontanò di corsa.

Il suo terrore non era senza motivo: s’era appena allontanato che sbucò dalla farmacia la sinistra fi-