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Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. I, 1916 – BEIC 1901289.djvu/128

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122 iv - dalle «ballate»


     Quando il mal li ha sopraggiunti,
si guardâro e pianser tanto:
ma ogni stilla di quel pianto
50dai lor baci astersa fu.

     Cadder pallidi e consunti:
lor dimora è tra gli spirti.
Noi di piú non possiam dirti:
tu non puoi saper di piú. —

     55E intanto giú nel basso a un romorío
di foglie e delle stelle al lume incerto,
ecco tremar la compagnia fedel;
poi surge un suon di disperato addio;
ei s’inabissa giú nel suolo aperto,
60ella gemendo si dilegua in ciel.
     
               — O fate vergini,
          voi che abitate
          gli astri e le tenebre,
          l’aure ed i fior;

               65voi rivelatemi,
          vergini fate,
          questa recondita
          storia d’amor. —

               E un roseo nuvolo
          70sulle veloci
          piume dei zefiri
          ecco venir;

               ecco un insolito
          rumor di voci,
          75poi queste limpide
          note n’uscîr: