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Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. I, 1916 – BEIC 1901289.djvu/219

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riva e il garda 213

115mirar da lunge,
ove di Francia
gemea sommessa
la malinconica
bella contessa,
120pensando i patrii
fiumi e le glorie
non revocabili
dei prischi dí.

     Vedute agli árbori
125le vele sciolte
correre correre
sul piano ondoso
senza riposo,
ahi! quante volte,
130nel disperato
terror dell’anima,
la illustre vedova
avrá sclamato:
— Addio, bei colli
135di Francia! addio,
aurette molli
del ciel natio!
Portate, o rondini,
questo mio grido
140nel dolce nido
che mi nutrí! —

     Dá’ tregua, o povera,
a’ tuoi lamenti:
eterni spirano
145qui intorno i venti.
Forse nell’aere
qualche straniero
bel cavaliero