Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/101

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ti ringrazio, ché il mesto mio viso
piú ti valse dell’intima acuta
85ricordanza del tuo paradiso.
Ahi! la fede deH’uom si tramuta,
non la tua; così splendida e forte
come l’ora in ch’io t’ho conosciuta!
Dolce amica, alle pallide e corte
90mie giornate, te sola vogl’io,
dolce amica, al mio letto di morte.
Ché in te sola del nido natio
piú m’accese l’indomito affetto,
ché in te sola conobbi piú Dio.
95Aimè! d’odio rigurgita il petto
de’ mortali, e l’un verme si scaglia
sovra l’altro a rapirsi il banchetto!
No, mia musa. È una giusta battaglia
quella ch’odi sul sacro Ticino:
100ben fu cinto ogni brando, ogni maglia.
Lá si pugna pel nostro destino,
lá son vólti dell’Alpe i leoni
nelle reni all’estranio Caino.
E tu pensa le grandi canzoni,
105musa mia, quando l’aquila infame
fia respinta nei patrii burroni.
E coperta di barbaro ossame
splenda Italia, e a quel pasto s’allegri
delle cagne notturne la fame.
110Oli speranza!... Ondeggiavano i negri
battaglioni, fremevan le squille,
ruggia l’ira nel polso degli egri,
era un rombo di campi e di ville,
dardeggiavan di guerra sbianco
115le pensose virginee pupille;
di purpureo, di verde e di bianco
colorata era l’aria d’intorno,
luccicava d’un ferro ogni fianco.