Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/102

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Oh speranza! fior breve d’un giorno!
120Tu cadesti coll’ombra... e rimase
di percossi un funereo soggiorno.
Quanto lutto di vedove case!
quante mense deserte di figli!
quante piagge di tenebra invase!
125che tumulto di fughe e d’esigli!
Segno d’odio è re Carlo frattanto.
Io cantato lo avea nei perigli...
E pei tristi fu colpa il mio canto!
Arca di sette popoli,
130re de’ sabaudi e mio,
chi ti contrista, o martire,
sfregia l’Italia e Dio.
Ma tu, mio re, consolati,
ch’ebra o demente voce
135la savoiarda croce
contaminar non può.
Io ti cantai. Sacrileghe
mani scagliar la pietra
sulla raminga e povera,
140ma liberal, mia cetra;
e fèr sinedrio, e dissero
le iene ilei deserto
che il fulgid’òr d’Alberto
i canti miei comprò!
145Vili! dannate il perfido
labbro a sigillo eterno.
Me la latrata ingiuria
fa sogghignar di scherno.
Vili! le meste pagine
160rigo de’ miei sudori,
ma non ha gemme ed ori
per comperarle un re!