Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/104

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185Pietá, Signor! Terribili
son questi giorni al mondo!
Vasto è l’abisso; e Satana
ride dall’empio fondo:
e, consegnato ai turbini
190quell’esecrabil riso,
la terra e il paradiso
s’avventa a separar.
De’ miei fratelli o fèretri,
quanto v’invidia il core!
195Bella è la morte a vespero
quando col sol si muore
colá sui campi! Il bambolo
oggi a dolor si vesta,
e coronata a festa
200sia la caduca etá.
Meglio morir che incedere
su maladetta arena,
dietro recando il sonito
della servii catena!
205Liberi no, ma despoti
veggio dovunque e sento;
e chi un ne abborre, a cento
come obbedir potrá?
Meglio recar nei gelidi
210regni dell’ombra i lumi
stanchi ed offesi. O picciolo
ma pur divin tra i fiumi,
che a questa bella Italia
crescon le rose indarno,
215o insuperabil Arno,
sulle cui rive un di