Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/48

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405Come mandra insanita di fiere,
fogge Libia all’Eurdco petroso;
di Ieiòn la gran lancia li fere;
sembra l’angiol dell’ultimo di.
Né il Furor, né la Morte ha riposo;
410Io Sterminio continua i macelli.
Viva! viva! Scavate gli avelli.
Sull’Imèra l’estranio peri.
Dov’è Leucippo? il mesto
pensier di Cora e suo terror segreto?
415Sparsa la negra chioma
per le virginee spalle,
lá, dall’aeria vetta,
d’Imèra i campi e i padiglioni affisa
la fulminata in core
420dalla possente immago.
E la speme negli occhi or nasce or muore
ad ogni suon di vento,
ad ogni fischiar di fronda.
Forse Leucippo è spento,
425forse la spoglia sua colora l’onda
fatai d‘Imèra o dell’Euráco i sassi.
Amore, amor, son questi
i beni egregi che ti dan gli dei,
gioie interrotte e corte,
430pallide rose e gelidi imenei
nell’ombra della morte!
Però, che son, sul mar delle terrestri
fortune alzalo a sdegno,
Leucippo e Cora? due non viste vele,
435che il vasto nembo ha rotte,
e il freddo abisso, non curando, inghiotteOh,
che rumor di torme
pel campo esterniinato!