Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/102

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canto quarto. 83

nemente gola, e i Latini dissero gurgulio, o curculio la tignuola, quasi animale formato di sola gola; e Plauto appropriò questo nome a quel parasito protagonista d’una sua commedia, intitolata appunto il Curculione.— fece paura a uno. Se ne mangiò uno intero; ed eran pani della circonferenza d’un fondo di tino!

37. bacalare. Uomo di gran reputazione; qui detto per disprezzo e per derisione. In senso proprio bacalare è lo stesso che baccelliere, cioè colui che è graduato in armi o in lettere, e al quale s'usa porre in testa una corona d’alloro, il che dicesi dar la laurea. Credo che la voce bacalare venga dal lat. baccalaureus, voce significante appunto baccelliere, e formata da laurus e bacca; e non da vagus, donde stiracchiatamente la fa derivare il Menagio.

38. gridar le squille. Suonar le campane. La squilla è quel campanello che si pone al collo degli animali da fatica. Par che questa voce avesse origine dalla tedesca skel che ha lo stesso significato, e dalla quale nacque il latino barbaro schella, come trovasi nella Legge Salica , Cap. XXIX, Si quis schellam de caballis furaverit, poi schilla, e finalmente squilla , e il verbo squillare che significa risuonare, ὑπηχεῖν.

44. Questa fanciulla. Costruisci: è toccata la sorte a questa fanciulla.

47. e va pel resto. Intendi: degli anni, che secondo l’ordine naturale potrebbe ancor vivere.

49. al palagio a’ confini. A' confini del palazzo, al palazzo.

51. pose al berzaglio la mira. Modo proverbiale; gli messe, come suol dirsi, gli occhi addosso; cominciò a riguardarla come fa il tiratore al segno che deve colpire; il qual segno appunto si chiama bersaglio da versaculum, come opina il Menagio, quasi lucus circa quem versantur ictus sagittariorum.

53. otta. Per ora, usato anche adesso nel nostro contado. — borbotta. Va dicendo fra sè.

55. l’occhio teneva al pennello. Tenere l’occhio al pennello, vale star cauto, badare, περοντισμένος σπουδάζειν. — Il falcone ha cavato il cappello. Modo proverbiale a denotare l’atto d’Ulivieri in mirar la figlia di Corbante; atto simile a quello che solean fare i falconi, quando sentendo di lontano venir l’uccello, traevano il capo fuor di quella coperta di cuoio, chiamata cappello, e che si ponea loro affinchè non vedesser lume, e non si divagassero.

Quasi falcone ch’esce dal cappello,
Muove la testa, e coll’ale s’applaude.

Disse Dante. Da ciò suol dirsi degli sparvieri, o simili animali, quando sono agevoli e mansueti, «aspettare il cappello.» Era usitatissima negli antichi tempi la caccia col falcone, e i grandi signori ne alimentavano a tale oggetto gran numero. — acceggia. Seguita la metafora del falcone. Acceggia è quella che comunemente chiamiamo beccaccia, e dissesi acceggia da acceia, chè così la chiamarono i Latini, forse da ἀκή (acies), in riguardo al suo lungo ed acuto becco, dal quale anche i Greci la chiamarono σκολώπαξ, o ἀσκολώπαξ dalla voce σκολοψ che significa palicciuolo acuto. —

due ghiotti a un tagliere. Lo stesso che due piccioni a una fava.

60. bertesca. Riparo di legname, che faceasi in antico sopra le torri, e viene dal tedesco bret, o bert, che significa asse; e in Giovanni Villani si legge: «E fecero steccati su per gli fossi, e bertesche assai d’ogni legname.» — La danza rinfresca. Rincomincia a motteggiarmi.

61. sa d’altro già che melarance. Cioè, la cosa è seria, e da non burlare; nè da pigliare a gabbo, avrebbe detto Dante.

66. ciuffare. Per acciuffare, tolte le due prime lettere, al modo dei Greci che dissero ἀνώνυμος e νώνυμος, ἀνήλιπον e νήλιπον, e simili altri.

79. menoe. Questo modo di aggiungere una vocale in line delle parole terminanti per accento e sempre in uso nel nostro contado.