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canto ottavo 159

neus, maganea, magania, magagna.

53. cammuccà. Sorta di panno da far abiti che usavasi anticamente.

58 Dusnamo. Duca Namo.

61. gagliardo. Dal verbo inusitato γάω, che vale lo stesso che gaudio, dice il Menagio. Il Pontano nel suo Glossario Prisco-Gallico fa però venir questa voce da Gallus, e dice: A Gallica audacia galliardus appellatur is qui fortiter adit pericula.

63. un'arcata. Lo spazio che percorre la freccia scagliata dall’arco.

64. la scorza Della corazza. Il metallo di che la corazza era formata, e che facea quasi come una scorza al corpo della persona che l’aveva in dosso. Scorza, che propriamente è la buccia degli alberi e delle frutte, viene da cortex; e di fatto è come una corteccia che involge il corpo sottostante. — ora a poggia, ora a orza. Poggia è una fune che tiene l’uno capo dell’antenna, che tiene la vela pendente ec. Orza è una fune che tiene legato l’altro capo dell’antenna. (Buti, Commento al Purgat., Canto XXXII.) Talchè piegare ora a poggia, ora a orza, vale ora da un lato, or dall’altro. — arcione. La sella, e propriamente la parte arcata di essa. Il Salmasio sopra l’istoria Augusta dice: Arciones vocamus ab arcu, quod in modum arcus sint incurvi. I Greci chiamavan l'arcione κούρβια da κοῦρβον (cosa piegata e torta). Da questa voce χοῦρβον, il nostro curvo.

68. gramo. Tristo, melanconico, e viene dalla latina voce Gramia, e questa dalla greca γλάμη, la quale significa quelle lacrime che si condensano sugli occhi, e che noi comunemente chiamiamo cispa.

75. trafiere. Pugnale acutissimo, del quale i cavalieri andavano armati, per valersene contro l’avversario venendo alle strette con esso. Greco, ψιφίδιον. E dicesi trafiere da traferre, verbo antico, che vale ferire con grandissima forza. — Brocca il cavallo. Sprona il cavallo. — imperiere. Imperatore. È voce antica, e trovasi anche nelle rime di Francesco Sacchetti:

La roccia imbroccia, e 'ncontro a Bacchilone
Scontra le roie Ciarlon Imperiere.

74. s’ogni peluzzo cimo. Dicesi cimare lo scemare il pelo al panno lano, tagliandoglielo colle forbici. Chiamasi anch’oggi in Firenze Via dei Cimatori la strada ove anticamente stavano quei che esercitavano cotal mestiere. Qui è posto figuratamente.

79. gente da dividere. Gente che venga a dividerci, a separarci.

80. putto. Fanciullo: e viene, secondo il Ruscelli, da puer. Il Menagio però lo fa derivare dal latino putus, che significa piccolo.

81. Non gittiam qui le perle in bocca al ciacco. Ciacco è lo stesso che porco, e sembra derivare dal greco σύβαξ, che significa uno che vive da porco, qui porcinis moribus est. Fu dagli antichi Fiorentini adoperato tal nome a dinotare quei che si davano tutti al vizio della gola, come dice a Dante quel tale che incontrò nell’Inferno:

Voi cittadini mi chiamaste Ciacco,
     Per la dannosa colpa della gola.

Gettar lo perle a’ ciacchi o a’ porci, vale dar cose di pregio a persone vili e da poco. Anche i Latini dicevano Margaritas porcis projicere.

82. rombo. Rombo è propriamente quel suono o strepito che fanno le pecchie, i calabroni, e simili animali.

Già era in loco ove s'udia ’l rimbombo
     Dell’acqua che cadea nell’altro giro.
     Simile a quel che l’arnie fanno rombo,

disse Dante nel sedicesimo dell’Inferno. Qui dà il Pulci a questa voce il significato di strepito e di romore. Quanto poi alla sua derivazione, contuttochè il Menagio opini venir dal lalino rumus, che valeva lo stesso che rumor; pure mi va più a sangue la opinione del Mazzoni, che fa derivar cotal voce dal latino bombus, che significa appunto il romore che fanno lo api, come cavasi da Plinio, libro XX: Noctu quies apibus in matutinum donec una excitet omnes gemino aut triplici bombo, ut buc-