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Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/224

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canto decimo. 205

114 Maravigliato inverso lui venia.
     Orlando a dir gli cominciò discosto,
     Come Malgigi ingannati gli avia,
     E tutto il fatto gli contava tosto;
     E poco men che per la lor follia
     Non avea l’un di lor pagato il costo.
     Quando Rinaldo la lettera intende,
     Tosto il cavallo e ’l brando al conte rende.

115 E ringraziò l’eterno e giusto Dio,
     Ch’avea questo miracol lor mostrato;
     E disse: Or mi perdona, cugin mio,
     E Carlo e gli altri, ch’io ho troppo errato;
     Ma Gesù Cristo nostro umile e pio
     Veggo ch’al fin m’ha pur ralluminato:
     E riguardando ove il lione era ito,
     Non lo riveggon, ch’egli era sparito.

116 Carlo e’ baroni avien tutto veduto,
     E come Malagigi scrive loro,
     Che fu quel vecchio che trovò canuto,
     Ch’avea scambiati i cavalli a costoro;
     E ringraziava Iddio c’ha proveduto,
     Che duo baron non si dessin martoro.
     Erminion, che vedea tutto aperto,
     Parvegli questo un gran miracol certo.

117 E cominciò a dolersi di Macone,
     Dicendo: Tu se’ falso veramente,
     E quel che ci ha mandato quel lione,
     È il vero Dio e padre onnipotente;
     S’io ti fe’ sacrificio o orazione
     Alla mia vita mai, ne son dolente,
     E in ogni modo Cristo vo’ adorare:
     E cominciò con Carlo a lacrimare.

118 O Carlo avventurato, o Carlo nostro,
     Ogni grazia per certo a noi procede,
     Per quel ch’io veggo omai, da Gesù vostro;
     Veggo ch’egli ha de’ buon servi mercede,
     E ’l gran miracol ch’egli ha qui dimostro,
     E che Macone è falso e chi gli crede:
     Da ora innanzi, degno Carlo Mano,
     Io mi vo’ battezar colla tua mano.