114 Maravigliato inverso lui venia.
Orlando a dir gli cominciò discosto,
Come Malgigi ingannati gli avia,
E tutto il fatto gli contava tosto;
E poco men che per la lor follia
Non avea l’un di lor pagato il costo.
Quando Rinaldo la lettera intende,
Tosto il cavallo e ’l brando al conte rende.
115 E ringraziò l’eterno e giusto Dio,
Ch’avea questo miracol lor mostrato;
E disse: Or mi perdona, cugin mio,
E Carlo e gli altri, ch’io ho troppo errato;
Ma Gesù Cristo nostro umile e pio
Veggo ch’al fin m’ha pur ralluminato:
E riguardando ove il lione era ito,
Non lo riveggon, ch’egli era sparito.
116 Carlo e’ baroni avien tutto veduto,
E come Malagigi scrive loro,
Che fu quel vecchio che trovò canuto,
Ch’avea scambiati i cavalli a costoro;
E ringraziava Iddio c’ha proveduto,
Che duo baron non si dessin martoro.
Erminion, che vedea tutto aperto,
Parvegli questo un gran miracol certo.
117 E cominciò a dolersi di Macone,
Dicendo: Tu se’ falso veramente,
E quel che ci ha mandato quel lione,
È il vero Dio e padre onnipotente;
S’io ti fe’ sacrificio o orazione
Alla mia vita mai, ne son dolente,
E in ogni modo Cristo vo’ adorare:
E cominciò con Carlo a lacrimare.
118 O Carlo avventurato, o Carlo nostro,
Ogni grazia per certo a noi procede,
Per quel ch’io veggo omai, da Gesù vostro;
Veggo ch’egli ha de’ buon servi mercede,
E ’l gran miracol ch’egli ha qui dimostro,
E che Macone è falso e chi gli crede:
Da ora innanzi, degno Carlo Mano,
Io mi vo’ battezar colla tua mano.