Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/369

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350 il morgante maggiore.

4 Diceva Antea: Può farlo la fortuna,
     Che sia Rinaldo, e sia così soletto
     Sanza cavallo, o compagnia nessuna?
     E corse a Ulivieri e Ricciardetto,
     E disse: Or non temete cosa alcuna;
     Perchè sapea che vivon con sospetto;
     E quanto più potea gli confortava,
     Chè per amor di Rinaldo gli amava.

5 E Ricciardetto avea trattato in modo,
     Che mai nessun disagio comportoe,
     Tanto la strigne l’amoroso nodo.
     Poi, fatto questo, al Soldan se n’andoe:
     Voi non sapete, disse, quel ch’io odo,
     Però quel c’ho sentito vi diroe:
     Rinaldo fuor m’aspetta delle mura,
     A piè, soletto, sol coll’armadura.

6 Il Soldan disse: Molto strano è il caso,
     Ch’un cavalier di tanta nominanza
     Così sanza caval sia sol rimaso;
     E disse: Che di’ tu, Gan di Maganza,
     Che se’ d’ogni scienza e virtù vaso?
     Sai che Rinaldo ha pur molta possanza,
     Nè la fortuna ritentar vorrei;
     Pertanto il tuo consiglio caro arei.

7 Forse che Gano ebbe a pensare a questo,
     Ch’avea di tradimenti pieno il seno,
     E la risposta apparecchiata ha presto;
     Disse: Soldan, s’a mio modo faremo,
     Non metteren così in un tratto il resto:
     Ma minor posta ch’Antea mettereno:
     Se Rinaldo ama la donna famosa,
     Credi per lei che farebbe ogni cosa.

8 E’ c’è quel Veglio antico maladetto,
     Che sta nella montagna d’Aspracorte,
     E tutto il regno tuo tiene in sospetto:
     La tua fanciulla con parole accorte
     Conchiugga con Rinaldo questo effetto,
     Che se a quel Veglio dar crede la morte,
     Che riarà i prigioni, e tutti i patti
     Gli osserverai che in Persia furon fatti.